venerdì 14 maggio 2010

Perturbazione - Del nostro tempo rubato





Io amo i Perturbazione. Potrei finirla quì, perché il resto sono discorsi, perché mi manca la retorica dei recensori, perché mi manca la canaglieria delle metafore impressioniste.
Però vorrei dire perché li amo, ancora una volta, sgombrando subito il campo dai debiti di gratitudine.
Ho infatti un debito di gratitudine verso di loro: quando ho toccato il fondo, quando vivevo da schifo, dimentico di tutto e dimenticato da tutto, loro si sono ricordati dei Virginiana Miller e mi hanno invitato alle Città viste dal Basso. Fosse solo questo, però, basterebbe un sms: "grazie, a presto".

Invece siamo qui a parlare di un disco, il loro nuovo disco. Certo, loro non sono gente qualunque. "Loro" sono quelli che tengo per fratelli. Perché quando ascolto un disco dei Perturbazione non penso neanche che l'abbia fatto un altro: l'hanno fatto "loro", i miei fratelli. Quindi è anche roba mia.
"Come potrebbe mai non essere così"? "Persino il rock ti scava rughe sulla faccia": è vero. Per chi non se ne fosse accorto, è un lavoro duro. E' dura barcamenarsi nella buona coscienza di non averti mai preso in giro, di non averti impestato l'anima di canzoni "previously unreleased". Per cosa poi?
Per trovarsi ogni volta a fare un trasloco: da una casa all'altra, da un locale all'altro, carica e scarica il furgone. Da un'etichetta all'altra, da un promoter all'altro. E ogni volta, come questa volta, quello che si porta a casa non è il 'successo', che è una roba che serve ai cantanti, a quelli che hanno la fortuna di vivere nel racket di un narcisismo primitivo.

No. Ogni volta si tratta di riportare a casa una briciola di verità estetica: un lavoro da formiche. E quel che non si riesce a far passare, di questa fatica, è quello che ti rimane appiccicato addosso, l'amaro che si mastica.
Io faccio parte della minoranza non tatuata, non avendo ancora trovato qualcosa che voglia portarmi addosso per la vita.
Ma se mi puntassero l'ago al braccio, in questo momento, non avrei dubbi, una frase ce l'avrei: "non è la fatica, è lo spreco che mi fa imbestialire".

Questa verità, semplice come ogni verità, diretta come uno schiaffo, racchiude forse tutta l'arte dei Perturbazione. Una cosa che loro sanno fare, meglio di chiunque altro, è proprio questa: parlare di te come se ti conoscessero. Parlano del lavoro, e il lavoro di cui parlano è il tuo lavoro. Parlano d'amore e quello di cui parlano ti è capitato o ti capiterà.

Non troverete mai in una canzone dei Perturbazione alcuna menzogna romantica. E quando quel famoso qualcuno 'che dice io' soffre, in una canzone dei Perturbazione, non lo sbandiera mai in modo titanico, iperbolico, compiaciuto. Non è mai sotto gli spot del teatro. Lo fa come lo faremmo tu ed io, quando nessuno ci vede. Quando qualcuno ride, ride di quello di cui rideremmo tu ed io. Nel modo in cui lo faremmo noi.

Vediamo al TG un servizio sull'assemblea di Confindustria, sentiamo le dichiarazioni. Le grandi prediche (perché questo è un tempo di grandi prediche e di nessuna sostanza), cui si vorrebbe rispondere: "competa Montezemolo, con tutti gli occhi a mandorla". Sono settenari sdruccioli, è una filastrocca da bambini. Cantata da TOmmaso, che di un bambino ha gli occhi e lo sguardo. E non puoi non dargli ragione, non puoi non pensare che a Montezemolo quella cosa avresti voluto dirgliela tu. Avremmo voluto dirgliela tutti: "competere per chi non se lo merita"? Non ti pare di averci preso per il culo abbastanza?

Da domani credo e spero che in molti parleranno del nuovo disco dei Perturbazione. Io voglio dire intanto che di questo disco ne ho ragionato a lungo con Gigi, a Tornetti, un paesino sperduto sui monti sopra Torino. Un non-luogo tutto in salita, una manciata di casette di legno.
A Tornetti la notte non è come giù in città. Se ci sono le nuvole, la notte è densa e fa paura. Ma se ci sono le stelle, invece, è anche peggio, perché diventi nulla.

Allora Il capolavoro di questo disco sia,per me,la traccia nove: "Primo".
"Primo non avrai altro Dio che le tenebre da attraversare nella nota stonata di tromba delle scale".

Questo Golgota che ci tocca da povericristi, questo cammino difficile in cui si deve pur trovare fiato per dire le cose importanti con leggerezza e compassione. Questa salita che ci trova tutti inadeguati e impreparati, dove poche cose ti scampano all'affanno: alcune canzoni, qualche bella domenica passata con qualcuno che sapeva cosa fosse domenica. La mano sulla spalla di un amico.

Il nostro tempo rubato diviene allora ciò che, a nostra volta, siamo riusciti a rubare al tempo.

Godetene, vi prego, che poi si fa tardi.

(Simone)

13 commenti:

  1. La tua non-recensione è molto meglio delle impressionistiche prezzolate che si vedono in giro.
    E sono d'accordo, i Perturbazione sono qualcosa di raro.

    E anche voi (senza alcuna piaggeria)

    P

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  2. Lunga vita a voi e ai Perturbazione in un "mestiere" in cui servirebbe l'immortalità.

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  3. recensione non-recensione ma bella e vera, come la vostra rispettiva musica

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  4. la vostra musica echeggia nella mia casa nuova tra i muri bianchi e il parquet..

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  5. Il disco dei Perturbazione è una meraviglia. E anche il vostro lo è.
    Ieri vi ho visto a Sassari, al Festival Abbabula e siete stati davvero bravi...
    Grazie, nonostante "tutto fischiasse", il palco fosse piccolo e qualche avventore poco attento.
    Certa musica fa proprio bene al cuore.
    Quello di ieri non è stato tempo rubato.

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  6. Una poesia più che una recensione.. chi scrive mielosi resoconti su siti o giornaletti dovrebbe imparare da chi sa usare come te le parole giuste.
    Il 2010 alla discografia ha regalato due bellissime perle, preziose,luccianti: prima "Il primo lunedì del mondo" e ora "Del nostro tempo rubato", roba che ti entra dentro e ti scava, roba da andare felice che ci sia ancora gente che suona per il gusto di farlo, di raccontare le nostre storie.
    Non vedo l' ora di vedervi insieme sul palco del MI.AMI.

    Mattia da Firenze

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  7. Cuore e Anima , lacrime e sudore...c'è tutto in questa "non-recensione"...Grazie Ciao

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  8. mi piace questo amore che scorre tra di voi
    tu di loro hai scritto quello che avrei voluto scrivere io, grazie!

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  9. Ho cominciato a goderne dallo streaming di rock.it, aspetto che esca il disco per sprofondarmi dentro. Nel frattempo sono stati squisiti ospiti dagli Sprassolati e mi pare di capire un po' di più perché li chiami "fratelli". Grazie a tutti voi. Andrea

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  10. recensione o non recensione, sta di fatto che chi sceglie di parlare dei perturbazione, non può che parlarne così

    d.

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  11. cosi sia.
    Niente da aggiungere se non che le emozioni provate con i vostri due dischi sono immisurabili.

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  12. E volentieri rubo il tempo del divenire spasmodico del vivere quotidiano per questi per questi due dischi. Penso alla possibilità di un evento unico con le due band a soffiare sulle menti ferme di fronte al pattume di questo paese.
    Oltre a The End nel cd-r dei Perturbazione potrebbe esserci L'inferno sono gli altri

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